Minerali e Miniere
I colori, le forme e il mistero che si nasconde dietro tanta bellezza, hanno fatto sì che la mia passione sia solamente il godere di tanto incanto.
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litografia

Peregrinazioni mineralogiche parte prima

“Nel tempo, che io andava visitando il Montamiata, non mi cadde mai in pensiero, che le mie ricerche fossero per avere una molto maggiore estensione. Quando ancora io mi fui determinato a pubblicarne la descrizione, mi figurai, che sarebbe essa stata isolata, come isolato è il gruppo, montuoso, che n’era il soggetto. Ma avendo poi differita l’edizione di quel mio Viaggio, mi trovai intanto impegnato, quasi senza avvedermene, in nuove escursioni, tanto che incominciando dai luoghi più vicini al Montamiata, i quali già avean tentata la mia curiosità, appoco appoco senza salti, senza diversioni, e colla sola norma della contiguità son giunto in vari tempi a diligentemente visitare tutto lo Stato Senese”.

Così il Santi inizia il suo “VIAGGIO SECONDO per le due province senesi” che forma il seguito del viaggio al Monteamiata, giustificando il fatto che la curiosità e la voglia di sapere lo spinsero ben oltre quello che era il suo progetto iniziale.

In queste PEREGRINAZIONI  per i testi “antichi”, tra notizie che agli occhi di un moderno Mineralista appaiono come piacevoli sorprese , cercherò di dare collocazione ad alcuni luoghi che rimangono ormai solamente nei testi di chi le ha descritte e nella “fantasia” di chi legge o semplicemente aspettano di essere riscoperte. Non aspettatevi descrizioni minuziose,  volutamente ho omesso la parte cartografica per lasciare il fascino della scoperta che accompagna questi luoghi.

Come dal titolo che ho pensato questo mio peregrinare sarà senza ordine di continuità  di luogo ne di tempo, ma una piacevole passeggiata assieme ai geologi  e naturalisti del tempo. Buona lettura

“Da Magliano diressemo il nostro camino alla volta di Pereta, che n’ è distante sei buone miglia. Doppo poca strada videmo nelle ripe del torrente Patrignone Strati considerabili di Schisto bigio, che si sfoglia in laminette sì tenui, e sì lucenti, come vetro. Frapposti allo Schisto sonovi banchi di una pietra calcaria assai compatta gialla scura con venature bianche di quarzo, e con piccoli cristalli di monte. Son questi Strati paralelli fra loro, e spesso alquanto inclinati all’ orizzonte. Nè altro da osservare noi trovammo fino a Pereta, ove giunti fummo in ospizio ricevuti dal Sig. Benedetto Franceschi di Bibbiena.” da Santi “VIAGGIO SECONDO per le due province senesi”.

” Nel Campo di sopra al Palazzo di Selvena detto Poggio Paulorio. , Pezzi di Miniera d’ Antimonio, ossia Solfuro d’ Antimonio nativo di Selvena . I due pezzi quì notati sono, come tutti gli altri di questo luogo, erratici, e bellissimi. Uno di essi è composto di molti fascetti di prismi impiantati in un centro comune, e divergenti, sicche vengono ad incrociarsi fra loro in ogni verso, come appunto succede in piccolo nel Solfuro d’Antimonio aghiforme. Sono i prismi tetraedri, lunghi bene spesso tre pollici, a faccette larghe al più tre linee, or grigioneri, or coperti da un’efflorescenza di ossido rossigno d’Antimonio. L’ altro è formato da prismi meno grandi, ma più numerosi, e più scherzosamente intralciati, Sono essi striati, coperti tutti dalla solita efflorescenza rossigna, e benche non sia facile il ravvisare la loro figura, pur mi son parsi essaedri. Vi si scorgono poi sparsi nella superficie, e nelle cavità numerosi, e piccolissimi cristalli trasparenti di zolfo.” da Santi “VIAGGIO SECONDO per le due province senesi”.

“Quanto ai minerali che contengono, i più comuni sono i pirosseni, le leuciti, i granati, le idocrasie ec. Però variano nelle loro proporzioni, ed alcuni possono anche mancare in ragione di tempo e di luogo. In fatti si vede che nelle lave del primo periodo, le pirosseni sono quelle che preponderando sugli altri minerali, si rendono distintivi e caratteristici dei suoi prodotti. Così si rinvengono lave seminate di pirosseni verdi spesso di grosso volume, che qualche volta le rendono porfiroidi o augitofiri. Per questa caratteristica si distinguono gli augitofiri di Civita Lavinia, scaturiti dal cratere Nemorense, quelli di Montagnano dal cratere Aricino, le lave di Ciampino derivate dalla Valle Marciana, e quei di Vermicino spettanti alla bocca eruttiva di Montalto. All’uscita della Valle riccia sulla via di Fontana di Papa si trovano grandi massi arratici di una lava contenente così grossi cristalli di augite verde, che i contadini prendono per frammenti di bottiglie.” da Atti della Accademia Nazionale dei Lincei, Volume 1 serie 2° 1873/1874

“Un fosso profondissimo divide il monte, sul quale è fabbricato Salisano, dall’altro volgarmente denominato dell’Oro, ov’ esiste la miniera della pirite: Che da questa abbia tratta la sua origine tale denominazione, credono i più ; V ha non per tanto chi opina doversi attribuire la stessa denominazione all’oro, che effettivamente “), qualunque ne sia la quantità, si cava dalla pirite medesima.” da Carte corografiche, e memorie riguardanti le pietre, le miniere, e i fossili … P.M. Cermelli 1782-

“Si chiama cava dell’oro un taglio artificiale della base del monte Lettino, visibile nella gola percorsa dal torrente di Salisano a nord del paese, sulla destra del torrente stesso. Esso, a quanto narrano i vecchi del luogo, fu eseguito una cinquantina d’anni addietro per cercare il prezioso metallo, ma si dovette abbandonare l’impresa perchè non dava sufficiente guadagno, e, forse, ancora perchè una improvvisa frana costò la vita a qualche operaio. L’oro si dovrebbe trovare nella pirite …” da Rendiconti della Accademia di archeologia, lettere e belle arti, Volumi 5-6 Stamp. della R. università., 1889.

Comechè altri viaggiatori avessero fatto menzione della stronziana solfata della Maiella, niuno ne avea con precisione indicato il sito. I nostri Accademici avvisarono chiarirne le condizioni, e con la guida de Signori De Angelis di Roccamorici e De Ingeniis di Caramanico, raccolsero tra campi cretosi, detti i Fornelli e la Lingozza di Bernardone, gran copia di grossi pezzi di quel minerale, del quale diedero distinta ed esatta descrizione. ” da  Annali civili del regno delle Due Sicilie, Volumi 4-6 1834

“La celestina di Caramanico si rinviene, secondo Iervis (3), in due località di quel territorio, Fornelli e Lingozzo di Bernardone, che si trovano da parti opposte, rispetto all’abitato di Caramanico.
La prima si trova verso la Maiella, sulla strada di C. di Con tra presso la regione Piano Grande; la seconda trovasi a valle verso Bolognano, ed è attraversata dalla valle S. Elia. Secondo ring. Russo del R. Corpo delle Miniere, che si è recato in dette località per ricerca di celestina, nella località Fornelli si dovrebbero trovare soltanto calcari eocenici e forse cretacei, mentre il versante in cui si trova la località di Lingozzo di Bernardone presenta i terreni più giovani fino alla zona a congerie.
I campioni fanno parte della collezione Spada del Museo di mineralogia della R. Università di Roma; non è però indicato in quale delle due località furono raccolti.
I campioni di celestina di Caramanico da me studiati si presentano in aggregati cristallini a struttura bacillare-lamellare di color celeste oppure a struttura lamellare, ed in tal caso di color bianco latte o grigio chiaro e formati da cristalli incolori o macchiati di ocra rossa o incrostati di argilla. Vi sono ancora alcuni cristalli sciolti, identici ai precedenti, evidentemente staccati dalla matrice compatta lamellare.
I cristalli sono allungati parallelamente all’asse x, con uno sviluppo massimo di 2 cm. o poco più. Alcuni hanno un abito che li farebbe credere cristalli di baritina.” da atti della reale accademia nazionale dei Lincei ANNO 1924 “Mineralogia.” — La celestina di, Caramanico . Nota del dott. E. Onorato, presentata dal Socio F. Millosevich

“Sulla notizia dataci, che si trovasse qualche pietra non ordinaria al Poggio del Tesoro, distante da Sorano sei miglia, sul confine estremo della Toscana, ci determinammo a farci una gita. Traversammo adunque un paese sempre volcanico, e giunti al detto Poggio lo investigammo da ogni lato, nè altro vedeamo, che un’ossatura di Tufa giallognola alquanto cellulosa. Ma verso la sommità del Colle per la pendice meridionale trovammo molti gruppi più, o men grossi di Cristalli gialli, verdi, bruni, e neri, o diafani, o semidiafani, o quasi affatto opachi. Erano queste le stesse masse di Colofoniti, e d’Idiocrasi già da me descritte nel precedente Capitolo, dalle quali queste sol differiscono, perche nelle loro masse vedonsi spesso frammischiate le Olivine più o men trasparenti. Queste formano ancor talvolta dei gruppi distinti senza mescolanza di altra sostanza” da Viaggio secondo per le due provincie senesi: che forma il seguito del viaggio al montamiata Di Giorgio Santi-http://www.mineralieminiere.com/sulle-orme-di-illustri-geologi-a-spasso-per-i-vulsini/

Christian Zanni

Continua….