Minerali e Miniere
I colori, le forme e il mistero che si nasconde dietro tanta bellezza, hanno fatto sì che la mia passione sia solamente il godere di tanto incanto.
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La miniera d’oro di Collepardo

Dopo molti anni di  notizie frammentarie riguardo questa miniera devo dire grazie alla rete che mi ha permesso di scrivere quest’articoletto per la mia soddisfazione  e sperando di fare cosa gradita a voi lettori.trisulti1

La prima notizia che ebbi di questa miniera fu in occasione di una gita insieme ai miei genitori  presso l’abbazia di Trisulti.

Ricordo come se fosse ieri quel frate che nell’antica farmacia presente nell’abbazia ne  spiegava la storia con tanti dettagli e facendo riferimento a questa miniera.

Per tanti anni non avendo la possibilità di accedere alle informazioni, quella miniera rimase per me tra mito e realtà in quanto come capita molte volte le storie legate a capitoli così piccoli vanno perse tra le memorie dei più anziani lasciando un vuoto incolmabile nelle nuove generazioni.

L’abbazia di trisulti fu fondata intorno all’anno mille dai monaci benedettini, in un luogo differente da quello odierno.

La collocazione poco accessibile del primo complesso fece prendere la decisione a Papa Innocenzo III  di spostare il complesso nelle vicinanze ma in un luogo più accessibile.

L’importanza  “strategica” della certosa si puo dedurre gia dal nome, infatti il nome Trisulti deriva dal latino tres saltibus che è il nome con cui veniva chiamato un castello del XII secolo gestito dai Colonna e che dominava i tre valichi (i “salti”) che immettevano rispettivamente verso l’Abruzzo, verso Roma e verso la Ciociaria.

In seguito il nome si estese a tutta la zona situata su tre appendici (tres saltibus) del monte Rotonaria e da qui il nome dell’abbazia.

Collepardo il piccolo comune del frusinate dove è collocata questa abbazia oltre alla miniera d’oro avrà nella sua storia anche una miniera di asfalto e un piccolo giacimento di limonite.

I primi scritti minerari riguardanti tale territorio risalgono all’epoca del secondo impianto religioso. I monaci intorno al 1294 scoperto nei dintorni dell’abbazia all’interno della Selva D’Eici,un giacimento di limonite ne iniziano lo sfruttamento suscitando l’interesse da parte degli alatrini che entrano in conflitto con  l’abbazia.

Conflitti che nella situazione dell’epoca si vanno a sommare con i malcontenti della popolazione di Collepardo per i diritti di utilizzo della selva D’Eici.

Dopo questa parentesi mineraria, bisogna aspettare ben 500 anni che per caso fortuito di Collepardo si parli nuovamente di una miniera.

Grazie ad un tal De Rocchis lavoratore presso una fabbrica di mattoni nel territorio di Collepardo che dobbiamo la scoperta dell’oro in questo territorio.

Verso la fine del 1700 presso una fabbrica di mattoni il De Rocchis si accorge che all’interno dell’argilla che soleva lavorare vi erano dei punti metallici lucenti,

Intuendo di non trovarsi davanti a cosa comune decide di informarne il padrone del terreno.

Anch’egli vedendo lo scintillare della creta  decide di continuare lo scavo in profondità in quanto il De Rocchis si accorse dell’aumentare dei punti metallici man mano che lo scavo scendeva.

Scavati circa 7 metri e raccolto il materiale per farne un saggio lo inviò a Roma per farlo analizzare.

Il Cardinale Filippo Carandini con la sua attività di prefetto del Buon Governo venuto a sapere del saggio effettuato e venuto a sapere che se ne ebbe un misto d’oro e d’argento decise di forgiarne un anello con tal nobile metallo con incisa l’iscrizione: Oro di Collepardo.

Tale anello fu poi donato a Pio IX come anello del “Piscatorio”.

Di questa prima impresa se ne perdono le tracce in concomitanza della morte del padrone del terreno e dell’instabilità politica che si viene a creare con l’invasione francese del 1798 dove il Cardinale Carandini entra a far parte di un ruolo intermediario tra stato pontificio e Bonaparte.

Bisogna capire se il Carandini di fronte alla sopravvenuta situazione politica non si sia più interessato volutamente alle ricchezze del sottosuolo dello stato pontificio.

Passata la situazione politica avversa alla sovranità dello stato pontificio, si parla di nuovo della miniera di Collepardo nel 1839, ad opera di un nuovo acquirente del terreno, che sparsane abilmente la voce a Roma, e venuto a conoscenza dei dettagli della prima escavazione, riesce a stipulare un contratto con una società di imprenditori per il riavvio della miniera.

Proprio nello stesso anno riavviati gli scavi presso il luogo della prima escavazione e arrivati di nuovo al banco di argilla azzura contenente le pagliuzze d’oro,  a causa della collisione tra i soci dell’impresa,  venne interrotta la lavorazione.

In autunno il rovinoso franare delle pareti a causa delle piogge ricolmava in parte la scavo ,  lo stato pontificio per “calmare” le dispute sullo sfruttamento della stessa invio una compagnia di soldati con l’ordine di ricolmare lo scavo, sotterrando i sogni di ricchezza degli imprenditori e chiudendo un capitolo della storia di questo piccolo paese del frusinate.

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